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Franco Iorio e Andrea Virgilio su: lavoro e AI nell’era digitale

Siamo in una fase cruciale per l’ecosistema tecnologico globale. L’intelligenza artificiale e le infrastrutture dati stanno rivoluzionando il modo in cui le aziende gestiscono le informazioni, prendono decisioni e operano nel mercato. Il crescente numero di acquisizioni nel settore tech testimonia una competizione sempre più intensa tra i principali player, impegnati a rafforzare la propria capacità di innovazione e a intercettare il potenziale dell’AI. In questo scenario, la spinta verso una digitalizzazione profonda non è più un’opzione: è una necessità che ridisegna modelli produttivi, relazioni professionali e processi decisionali.

L’operazione di Timenet, che nel 2024 ha acquisito la maggioranza di Beliven Srl, software factory specializzata in Software Engineering, UI/UX design, Hybrid web development e soluzioni Cloud-based performanti, rientra proprio in questa strategia di crescita inorganica. Il rafforzamento dell’offerta software e l’integrazione di soluzioni avanzate di intelligenza artificiale come quelle sviluppate da Beliven sono pienamente in linea con il processo di digitalizzazione che interessa molteplici ambiti aziendali. Timenet risponde così con tempestività e innovazione alla crescente domanda di soluzioni per la digital transformation.

È in questo contesto in rapida trasformazione che si inserisce il contributo dell’intelligenza artificiale. Non si tratta solo di automatizzare, ma di affiancare il lavoro umano, supportandolo nelle sue dimensioni più complesse. Franco Iorio, fondatore e presidente di Timenet, riflette su questa evoluzione con un approccio pragmatico e umano: “L’intelligenza artificiale deve affiancare il lavoratore, non sostituirlo. È uno strumento che amplia le possibilità umane, ma non può replicare la complessità della mente e del giudizio. L’AI va utilizzata come leva per potenziare, non per disumanizzare il lavoro”.

Questa visione si sta concretizzando in modo sempre più evidente in molte aziende italiane, tra cui proprio Timenet, che ha intrapreso un percorso di integrazione dell’intelligenza artificiale all’interno dei propri processi aziendali. Le tecnologie AI vengono impiegate per ottimizzare l’interazione con clienti e partner, migliorare l’efficienza operativa e rendere più fluido il lavoro dei team tecnici e commerciali. Nel supporto tecnico, ad esempio, l’uso di chatbot intelligenti consente ai tecnici di consultare una knowledge base composta da ticket e documenti in linguaggio naturale, ottenendo in pochi secondi risposte precise, aggiornate e contestualizzate. Un cambio di passo che, nella pratica, riduce drasticamente i tempi di risposta, aumenta la qualità delle informazioni condivise tra i team e valorizza il know-how interno. “Nel nostro caso, l’intelligenza artificiale non sostituisce le persone: le aiuta a lavorare meglio”, continua Iorio. “Abbiamo investito in soluzioni che consentano ai nostri tecnici di accedere rapidamente alle informazioni, evitando lunghe ricerche e migliorando la coerenza delle risposte. Questo ha un impatto diretto sul cliente, che riceve un’assistenza più efficace, ma anche sul benessere del personale, che può concentrarsi sulle attività a maggior valore aggiunto”.

L’adozione dell’AI non si limita all’assistenza tecnica. Anche la rete commerciale di Timenet beneficia degli strumenti intelligenti sviluppati in-house o in collaborazione con partner tecnologici. Sistemi capaci di generare offerte personalizzate, basate su dati raccolti durante le visite, sulle esigenze espresse dal cliente e sulle condizioni contrattuali aggiornate, permettono di ridurre il margine d’errore, aumentare la tempestività e offrire proposte strutturate in modo più professionale. “Grazie a questi strumenti”, spiega ancora Iorio, “evitiamo il rischio di presentazioni approssimative. Possiamo invece fornire al cliente un’offerta ragionata, pertinente e tempestiva, migliorando la percezione del nostro lavoro e rafforzando il rapporto di fiducia”.

Ma con il potenziale tecnologico aumentano anche le responsabilità. Secondo Iorio, è essenziale che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale non porti a una deresponsabilizzazione dei processi decisionali. “È importante non perdere di vista l’aspetto umano e la responsabilità individuale. Non possiamo delegare totalmente le decisioni a un algoritmo. Il mondo reale è complesso, spesso ambiguo, e richiede la capacità di interpretare, di scegliere, di assumersi la responsabilità”.

È un messaggio che suona particolarmente attuale in un’epoca in cui molte scelte, dalla selezione dei candidati alla definizione dei prezzi, vengono almeno in parte affidate a sistemi automatici. In questo contesto, emerge con forza il tema dell’etica della tecnologia. L’AI può e deve essere progettata in modo da riflettere valori condivisi: inclusività, trasparenza, rispetto della privacy e sostenibilità. E questo richiede una forte consapevolezza da parte non solo degli utenti finali, ma anche e soprattutto dei progettisti e delle aziende che ne guidano lo sviluppo. “La tecnologia da sola non basta. Dobbiamo formare persone capaci di comprenderla, governarla, e soprattutto valutarne l’impatto. L’AI va inserita in un quadro di responsabilità condivisa, dove ogni decisione, anche quella suggerita da un algoritmo, deve essere compresa e validata dall’uomo. È questa la vera sfida, integrare l’intelligenza artificiale in un sistema di lavoro che valorizzi la componente umana e non la perda di vista”.

I dati sembrano confermare questa visione. Le ricerche più recenti sottolineano come le aziende che adottano strumenti di AI in modo bilanciato ovvero senza spingere sulla completa automazione, ma privilegiando la collaborazione uomo-macchina, ottengano risultati migliori in termini di soddisfazione dei dipendenti, efficienza e innovazione. Questo approccio permette di trasformare la tecnologia in un alleato e non in una minaccia, promuovendo una cultura del lavoro basata su competenze, autonomia e responsabilità.

Andrea Virgilio, Amministratore Delegato di Beliven Srl, offre una prospettiva più tecnica e strategica sull’AI: “L’intelligenza artificiale è per noi uno strumento imprescindibile per sviluppare soluzioni software avanzate e scalabili che integrano machine learning e sistemi cloud ad alte prestazioni. Il nostro approccio punta a costruire piattaforme modulari e sicure, capaci di adattarsi rapidamente alle esigenze dinamiche del mercato, garantendo al contempo trasparenza e rispetto delle normative. Sviluppare AI non significa solo automatizzare processi, ma abilitare analisi predittive e decisioni data-driven che aumentano la competitività delle aziende. Crediamo fermamente che l’innovazione tecnologica debba essere accompagnata da un solido impegno etico, per creare un valore sostenibile e affidabile per tutti gli stakeholder”.

In conclusione, l’integrazione tra AI e lavoro umano rappresenta oggi una delle principali sfide culturali e operative per le imprese. Non si tratta solo di adottare nuovi strumenti, ma di ripensare i modelli organizzativi in chiave evolutiva. La vera innovazione sarà quella che riuscirà a coniugare il meglio della potenza computazionale con l’intelligenza emotiva, relazionale e critica delle persone. Perché, come ricorda Iorio, “nessuna tecnologia, per quanto sofisticata, potrà mai sostituire la capacità umana di comprendere un contesto, di adattarsi, di fare scelte complesse. L’AI può fare moltissimo, ma il cuore del lavoro resta, e deve restare, umano”.

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